OSSERVATORIO ANBI RISORSE IDRICHE. ANCHE L’ITALIA DELL’ACQUA SI CONFERMA PAESE DELLE CONTRADDIZIONI: OPULENZA E SCARSITA’ CONVIVONO SOTTO LO STESSO CIELO. FRANCESCO VINCENZI – Presidente ANBI “LA SOLUZIONE E’ EVIDENTE: SERVONO INFRASTRUTTURE PER EQUILIBRARE IL TANTO ED IL POCO ADATTANDO I TERRITORI ALLA CRISI CLIMATICA”
Roma, 27 marzo 2025 – “Il rischio ormai ricorrente è che le possibili ed auspicate piogge su Abruzzo, Marche e Foggiano si trasformino in dannosi nubifragi a causa di un nuovo, annunciato ciclone mediterraneo sulle regioni adriatiche, creato dall’incontro-scontro tra i venti freschi in discesa dalla Francia e le correnti d’aria calda in risalita dal Sahara”: ad indicarlo è Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), il cui Osservatorio sulle Risorse Idriche segnala l’accentuarsi della spaccatura fra una parte d’Italia stracolma d’acqua ed un’altra che, con l’inverno da poco alle spalle, mostra una preoccupante inversione nel “trend” di ricarica degli acquiferi svuotati dopo i lunghi mesi di siccità estrema del 2024.
Ciò è clamorosamente evidente in Basilicata, dove i primi due mesi del 2025 avevano fatto sperare in un aumento significativo delle riserve d’acqua: tale andamento si è invece sostanzialmente interrotto e addirittura invertito nel corso di Marzo e, nella scorsa settimana, la diminuzione delle disponibilità idriche è stata di circa 900.000 metri cubi; si tratta di un dato allarmante, poiché il recupero di inizio d’anno aveva permesso ai bacini lucani di arrivare a trattenere 240 milioni di metri cubi d’acqua, cioè un quantitativo comunque insufficiente a garantire la necessaria disponibilità idrica per i mesi caldi come già era accaduto lo scorso anno, quando i bacini trattenevano già oltre 97 milioni di metri cubi in più e ciò nonostante, già da inizio estate, le disponibilità idriche da destinare all’irrigazione scarseggiarono.
Ancor più grave è la situazione della Puglia, dove è altresì mancata una ripresa idrica nelle stagioni autunno-vernine: in Capitanata, gli afflussi nei bacini a Marzo sono stati di appena 4 milioni di metri cubi (nulla nella scorsa settimana) ed ora i volumi idrici trattenuti negli invasi foggiani ammontano a soli mln. mc. 80,19 corrispondenti a poco più del 24% di quelli autorizzati; enorme è deficit rispetto al già siccitoso 2024: — mln. mc.110,54!
In Sardegna, la spaccatura non è tanto tra Nord e Sud dell’isola, quanto tra Est ed Ovest: infatti, se in Gallura si sversano in mare gli eccedenti volumi idrici dalla diga di Maccheronis, nella Nurra le disponibilità idriche, destinate all’agricoltura, raggiungono a malapena il 17% del fabbisogno irriguo così come a Sud-Ovest, nel Basso Sulcis e nell’ Alto Cixerri si assiste impotenti allo svuotamento delle residue riserve idriche trattenute nei bacini artificiali.
“E’ questa fotografia dell’Italia dell’acqua ad evidenziare la necessità di piani di infrastrutturazione idraulica che, grazie alla realizzazione di nuovi invasi e reti di collegamento, servano da calmieratori idrici, aumentando la resilienza dei territori attraverso interventi di adattamento alla crisi climatica” ribadisce Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI.
In Campania, le portate dei fiumi Volturno, Sele e Garigliano si stanno rapidamente riducendo.
In Abruzzo si registra l’innalzamento del livello del fiume Sangro.
Il Lazio, nella settimana trascorsa, ha visto una generale riduzione delle altezze idrometriche sia dei corsi d’acqua che dei bacini lacustri: i livelli dei laghi vulcanici Nemi ed Albano si abbassano di 1 centimetro, così come si riducono le portate dei fiumi Tevere, Aniene e Velino.
In Umbria, il lago Trasimeno guadagna invece 1 prezioso centimetro, che lo avvicina a quel livello minimo vitale (- m. 1,20), da cui è discostato da oltre un anno con conseguenze sull’ecosistema lacustre; in calo sono i livelli idrometrici dei fiumi Paglia e Chiascio.
Nelle Marche, nonostante portate fluviali in riduzione, i volumi d’invaso nelle dighe hanno registrato una crescita superiore al milione di metri cubi in una settimana.
In Toscana, dopo l’emergenza meteo, i flussi in alveo dei fiumi sono tornati su valori rassicuranti; rimane abbondante la portata del Serchio, che attualmente arriva a toccare mc/s 130 (+82% sulla media).
Mentre la tempesta Martinho ha provocato gravi inondazioni in Spagna, in Italia sono state segnalate solo le bombe d’acqua, che hanno colpito Genova ed il suo hinterland, dove in poco più di 10 ore sono caduti circa 50 millimetri d pioggia; in Liguria sono attualmente in crescita le portate nei fiumi Argentina a Ponente e Vara a Levante.
In Emilia-Romagna stanno invece calando i livelli nei fiumi appenninici: mentre sui bacini centro-occidentali, però, le portate restano notevoli (Enza, +286% sulla media; Taro, +187%; Secchia, +113,6%), su quelli romagnoli restano scarse nonostante le piogge copiose (Reno, -85% sulla media; Savio, -83,5%).
Decrescenti, ma pur sempre sovrabbondanti sono i flussi in alveo di tutti i fiumi del Veneto, così come ricchissimi d’acqua sono i corpi idrici delle regioni alpine.
Tra i grandi laghi il Verbano è al 97,1% di riempimento, il Lario al 42,9%, il Sebino al 71,4% mentre il Benaco è al 105,7% dopo aver superato record storici e con un livello idrometrico di quasi 40 centimetri superiore alla media (fonte: Enti regolatori dei Grandi Laghi).
In Lombardia, grazie soprattutto alle abbondanti nevicate cadute nella seconda decade di Marzo (indice SWE – Snow Water Equivalent: +30% in una settimana), le riserve idriche sono aumentate di oltre 520 milioni di metri cubi, avvicinandosi ai valori medi del periodo, ma rimanendo nettamente inferiori (-27%) a quanto registrato lo scorso anno, quando l’indice SWE era superiore del 56% rispetto ad ora (fonte: ARPA Lombardia).
Lungo tutta l’asta, le portate del fiume Po superano largamente quelle consuete del periodo: gli scarti positivi maggiori si registrano nell’Alessandrino (+132,5%), nel Piacentino e nel Cremonese (superiori al 70%).
In Piemonte, infine, spicca la performance del fiume Tanaro, che cresce del 76% in una settimana, andando a toccare mc/s 393, quando la media mensile è mc/s 161.